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Al nome di tutto il Consiglio Direttivo AISPRO, volevamo scusarci con tutti nuovi Soci per il ritardo nella consegna della tessera associativa e del gadget; ciò è dovuto ai numerosi progetti in corso d'opera ai quali ci stiamo dedicando ma anche alle numerose iscrizioni di molti nuovi Soci.
Vi invieremo al più presto possibile tutto il materiale.
Inoltre esortiamo tutti coloro che non hanno già proveduto a inviare alla nostra segreteria il proprio indirizzo email.
Cogliamo occasione per ringraziare nuovamente per la pazienza e per la fiducia accordata alla nostra Associazione.
Consiglio Direttivo AISPRO
In data 19 luglio 2010 presso la nostra sede è arrivata una lettera ufficiale da parte del Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. [...]
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"La presente Guida nasce dall’iniziativa di un gruppo Soccorritori Dipendenti operanti nell’area del 118 Lombardo. Non ha lo scopo di essere esaustiva, si tratta, per lo più di una serie di proposte, idee, considerazioni sul mondo dei Soccorritori Professionali e su un eventuale percorso formativo relativo a questa categoria..." [...]
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La lettera invita tramite posta raccomandata.
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Dott.sa Daria Robbiani
Medico
Dott.ssa Robbiani, facendo fede alla sua esperienza personale e maturata sul campo, in cosa dovrebbe consistere il percorso formativo ideale, per formare un soccorritore professionale completo e autonomo?
Indubbiamente, posso affermare che prenderei spunto dal modello Americano, applicato ovviamente alla realtà Italiana.
Instaurerei sicuramente un test d'ingresso selettivo che, se superato farebbe accedere ad un corso di "Diploma di Soccorritore Professionale" della durata di 3 anni, comprensivo di pratica sul campo e tirocinio.
Sarebbe opportuno creare un albo professionale con un "codice deontologico" ad hoc.
Le materie di studio principali potrebbero essere: anotomia, patologia, farmacologia, ovviamente A.L.S. e P.H.T.L.S.
Si creerebbero dei protocolli locali con manovre invasive avanzate, studiate appositamente per la nuova figura professionale.
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A differenza delle realtà più prossime che ci circondano, il sistema del soccorso in Italia è solidamente basato sul Volontariato, su migliaia di persone che ammirevolmente e gratuitamente ogni giorno svolgono il loro servizio sulle ambulanze. Un impegno, a volte costante a volte un po’ meno, svolto certamente con molta passione, grazie al quale valori come la solidarietà e il rispetto per gli altri sono ancora vivi e profondi nella realtà nostrana. Tuttavia, ciò comporta che l’approccio all’attività di soccorso non sia di tipo professionale, nonostante il compito importante e determinante che svolge un soccorritore.
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Nella mia carriera di soccorritore, sovente mi è capitato di trovarmi nella spiacevole situazione di essere contattato per un intervento che, in definitiva non rispecchiava il motivo della chiamata.
Ad esempio chiamate in codice rosso (estrema urgenza) che si rivelavano poi casi differibili o, peggio ancora, chiamate in codice verde che si rivelavano effettive emergenze sanitarie.
Perché accade questo? Nella maggioranza dei casi perché durante l’attivazione della “catena del soccorso” qualcosa è andato storto...
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Diverse sono le motivazioni che spingono ognuno di noi ogni giorno a fare il proprio lavoro: ambizione, realizzazione professionale, raggiunta di un certo status, passione per l’attività, necessità economiche. Le motivazioni sono la “fonte di energia” che stimola a utilizzare le proprie abilità e le proprie risorse, affrontando le difficoltà con l’impegno necessario per raggiungere un obbiettivo che ci si è prefissati.
C’è però anche una grande differenza sull’impatto emotivo che un lavoro può avere su chi lo compie. E’ il caso dei soccorritori professionali.
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